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Posso vendere la mia quota di casa ereditata?

Schema delle tre alternative: vendere la quota agli altri eredi, chiedere la divisione, vendere tutti insieme l'immobile intero

La risposta breve è sì: puoi vendere la tua quota e, in linea generale, non ti serve il consenso degli altri eredi. In molti casi, però, devi prima offrirla a loro. La risposta utile è più lunga, perché su questa vendita pesano una regola di legge che quasi nessuno conosce e un problema di mercato che vale molti soldi.

Quello che segue è informazione generale, non un parere sul tuo caso: la tua situazione deve essere valutata da un notaio o da un avvocato sulla base dei documenti.

Diciamo subito una cosa, per non far perdere tempo a chi legge: noi acquistiamo l’immobile intero, non le quote singole. Se stai cercando qualcuno che compri la tua parte, questo articolo ti spiega come funziona, chi può farlo e quali sono i passaggi da conoscere, ma non siamo noi. Se invece gli eredi possono mettersi d’accordo a vendere tutta la casa, alla fine trovi anche cosa facciamo.

Cosa possiedi davvero, se gli eredi sono più di uno

Quando una casa arriva a più eredi, entra in comunione. È un punto che conviene chiarire subito, perché quasi tutti lo immaginano al contrario: non possiedi una stanza, un piano o metà del giardino. Possiedi una quota indivisa dell’intero immobile. Se siete tre fratelli, non hai un terzo della casa: hai un terzo di ogni metro quadro.

Da qui derivano due conseguenze che decidono tutto il resto. La prima: per vendere l’immobile intero serve la firma di tutti e non conta chi ha la quota più grande. La seconda: quello che puoi vendere da solo non è un pezzo di casa, ma la tua posizione nella comproprietà. Ed è una cosa molto meno facile da vendere.

La regola che cambia tutto: la prelazione degli altri eredi

Il Codice Civile, all’articolo 732, prevede che il coerede che vuole vendere la propria quota a un estraneo debba prima comunicare per iscritto agli altri coeredi una proposta di vendita, indicando prezzo e condizioni, con modalità che consentano di provare l’avvenuta ricezione, come raccomandata, PEC o tramite notaio. Non basta un avviso generico. Gli altri coeredi hanno il diritto di prelazione: a parità di prezzo e condizioni possono comprare al posto dell’estraneo. Il termine per esercitarla è di due mesi dall’ultima notifica.

Due precisazioni che evitano fraintendimenti. La prelazione riguarda solo la vendita a un estraneo: se vendi a un altro coerede non si applica. E riguarda le cessioni a titolo oneroso, non le donazioni.

La parte che pesa davvero è quella che viene dopo. Se la notifica non viene fatta, gli altri eredi possono riscattare la quota dall’acquirente, cioè acquistarla al posto suo pagando lo stesso prezzo, anche quando la vendita è già stata conclusa. Lo stesso può accadere quando la notifica è stata fatta ma la vendita è poi avvenuta a condizioni diverse da quelle comunicate. Dal punto di vista di chi compra: un estraneo che acquista una quota senza una notifica corretta rischia di ritrovarsi con i soldi spesi e la quota riscattata dagli altri coeredi.

Il riscatto, però, non dura per sempre: la legge lo consente finché dura la comunione ereditaria e si estingue con la divisione. Resta comunque un rischio che pesa su chi compra e, per questo, la quota si vende male.

Su questo punto serve una precisazione che cambia i casi concreti. La prelazione dell’articolo 732 riguarda la cessione della quota di eredità. Quando la casa è l’unico bene dell’eredità, cedere la propria quota della casa equivale, di regola, a cedere la quota di eredità e la prelazione opera. Quando, invece, l’eredità comprende altri beni e si cede soltanto la propria quota della casa, la giurisprudenza tende a escludere la prelazione, salvo che dall’atto risulti che le parti intendevano trasferire la quota di eredità. È una valutazione che dipende dai documenti e dal contenuto dell’atto e che deve essere fatta da un notaio o da un avvocato sul caso specifico.

Quanto vale davvero una quota?

Qui arriva la delusione più frequente. Se la casa vale duecentomila euro e tu hai un terzo, difficilmente la tua quota si vende a sessantaseimila euro. Di solito vale sensibilmente meno, e la ragione è semplice: chi la compra non compra una casa, compra un problema.

Mettiti nei panni dell’acquirente. Diventa comproprietario con persone che non conosce. Può usare la casa solo nei limiti in cui non impedisce agli altri di fare altrettanto e per usarla in esclusiva deve trovare un accordo con gli altri comproprietari o riconoscere loro un indennizzo. Non può affittare né vendere l’intero immobile da solo, e non può decidere una ristrutturazione. Per uscire dalla comproprietà deve rivendere la quota o chiedere la divisione e, se gli altri non collaborano, è spesso necessario confrontarsi in tribunale. Tutto questo si traduce in uno sconto sul prezzo.

Quando qualcuno compra quote, in genere è un operatore che tratta situazioni complesse e mette nel prezzo il rischio e i tempi che si assume. Non è un mercato con molti compratori in concorrenza tra loro e, dove non c’è concorrenza, il prezzo è determinato da chi compra.

Le tre strade per uscire dalla comproprietà

Le tre strade per uscire da una casa in comproprieta tra erediTre alternative a confronto. Prima: vendere la propria quota agli altri eredi, la strada piu breve, che richiede un accordo. Seconda: chiedere la divisione, dal notaio se tutti collaborano, altrimenti in tribunale, con anni di attesa, spese legali e la possibilita che l’immobile finisca all’asta. Terza: vendere tutti insieme l’immobile intero, al prezzo di mercato, ma serve la firma di ognuno. Piu eredi sono d’accordo, piu alto e il prezzo che ognuno incassa.STRADA 1Agli altri erediLa più breve.Chi resta ha motivo dipagarti più di un estraneo.Serve un minimo di accordo.STRADA 2La divisioneDal notaio se tutticollaborano, altrimentidecide il tribunale.Anni, spese, a volte l’asta.STRADA 3Tutti insiemeIl prezzo è quello dimercato, non quelloscontato di una quota.Serve la firma di tutti.Più eredi d’accordo, più alto è il prezzo che ognuno incassaUna quota da sola si vende male: chi la compra non compra una casa, compra un problema
Le tre alternative a confronto. La terza porta più soldi a ognuno, ed è anche quella che richiede più accordo.

Vendere la quota agli altri eredi. È la strada più breve e quasi sempre la più conveniente. Chi resta ha un motivo per pagarti più di un estraneo: liberandosi della tua quota, ottiene il pieno controllo della casa. Non serve la prelazione, perché stai vendendo direttamente agli altri coeredi. Anche questa strada passa da un atto notarile: il notaio verifica quote, documenti e vincoli prima di formalizzare la vendita. Se c’è un minimo di dialogo in famiglia, è da qui che conviene partire.

Chiedere la divisione. Se non c’è accordo sul prezzo, di regola ogni comproprietario può chiedere che la comunione finisca. Esistono però casi in cui la divisione può essere temporaneamente bloccata: per effetto di una disposizione del testamento, per situazioni ancora da definire tra gli eredi oppure perché il giudice può sospenderla fino a cinque anni se procedere subito danneggerebbe seriamente il patrimonio. È il primo punto da verificare con un professionista.

Se tutti collaborano, la divisione si può fare davanti a un notaio. Se non c’è collaborazione tra le parti, è necessario andare in tribunale e, prima della causa, è obbligatorio un tentativo di mediazione. Il giudice divide l’immobile quando è comodamente divisibile; quando non lo è, la legge prevede che venga di preferenza assegnato per intero a uno dei coeredi, in genere quello con la quota maggiore, o a più coeredi che lo chiedano insieme, con l’obbligo di compensare gli altri in denaro. Solo se nessuno è disposto a prenderlo a queste condizioni si arriva alla vendita all’asta e alla divisione del ricavato. In ogni caso, è un percorso che può richiedere anni e comportare spese legali significative. Per di più, una vendita all’asta difficilmente raggiunge i prezzi di una vendita sul mercato ordinario.

Vendere tutti insieme l’immobile intero. È la strada che generalmente permette a ciascun erede di guadagnare di più ed è anche l’unica in cui si vende una casa, non una posizione giuridica. Il prezzo è quello di mercato, anziché quello scontato di una singola quota. Lo svantaggio è che richiede quello che spesso manca: un accordo comune e la disponibilità di tutti a firmare.

Vale la pena fare i conti prima di scegliere. Un terzo del valore di una casa venduta bene, diviso fra tre eredi, porta a casa più di una quota venduta a un operatore a prezzo scontato. Anche quando la vendita insieme richiede qualche mese in più e qualche telefonata scomoda.

Cosa conviene fare prima di decidere

Capire se conviene accettare l’eredità prima di vendere. Vendere o cedere la propria quota può costituire un’accettazione tacita dell’eredità: da quel momento non è più possibile rinunciare e si può essere chiamati a rispondere dei debiti del defunto in proporzione alla propria quota e secondo le regole previste dalla legge. Prima di fare qualsiasi passo, è quindi importante verificare la situazione con un notaio o un avvocato.

Qui c’è una conseguenza che pesa più di ogni altra in questo articolo e che quasi nessuno conosce. Accettando l’eredità in questo modo si perde la possibilità di accettarla con beneficio d’inventario, cioè lo strumento che limita la responsabilità per i debiti ereditari al valore dei beni ricevuti. Senza il beneficio d’inventario, dei debiti del defunto si risponde anche con il proprio patrimonio. Se non sai con certezza quali debiti ci sono, questa è una ragione in più per non firmare nulla prima di aver verificato la situazione con un notaio o un avvocato.

E se hai già accettato con beneficio d’inventario, per vendere un bene ereditario serve l’autorizzazione del giudice: senza quella, il beneficio decade. È un passaggio particolarmente importante quando tra gli eredi ci sono minori o persone incapaci, perché in questi casi l’accettazione con beneficio d’inventario può essere obbligatoria.

Sistemare la successione. In pratica, nessuna delle tre strade parte davvero prima che la successione sia stata dichiarata e che il notaio abbia verificato e messo in ordine i passaggi di proprietà nei registri immobiliari. È un passaggio che allunga i tempi più di ogni altro, e va gestito con il supporto di un notaio.

Sapere qual è la propria quota, con precisione. Dipende dal testamento, se c’è, oppure dalle quote previste dalla legge. Capita che qualcuno scopra di avere una quota diversa da quella che credeva, magari quando la trattativa è già iniziata.

Far valutare la casa intera, non la propria quota. È il numero di partenza per tutte e tre le strade: quanto possono offrirti gli altri eredi, quale valore considerare in caso di divisione e a quanto si può vendere l’immobile sul mercato. Senza una valutazione realistica si tratta a occhio, e, così facendo, si rischia di accettare meno del dovuto.

Verificare se ci sono diritti di altri sulla casa. Se c’è un coniuge superstite o una parte di un’unione civile e la casa era la residenza della famiglia ed era di proprietà del defunto o dei coniugi, per legge gli spettano il diritto di abitazione e il diritto di uso dei mobili, in aggiunta alla sua quota. Il valore di questi diritti va considerato nel determinare la massa ereditaria e incide quindi su ciò che spetta agli altri eredi.

Non vale in ogni situazione familiare: il coniuge separato senza addebito conserva i diritti successori, mentre il divorziato non ha diritti successori. Invece il convivente di fatto non eredita, ma può avere il diritto di continuare ad abitare nella casa per un periodo limitato, alle condizioni previste dalla legge.

C’è poi una conseguenza pratica che conviene sapere prima di iniziare la trattativa, e riguarda anche noi: il diritto di abitazione segue l’immobile. Significa che la casa non può essere venduta come libera da quel diritto senza il consenso di chi ne è titolare. Questo incide sul valore e sulla vendibilità dell’immobile.

Infine, se tra gli eredi c’è un minore, una persona sotto tutela o sotto amministrazione di sostegno, servono le autorizzazioni del giudice tutelare, sia per la divisione che per la vendita. È una competenza che deriva dalla riforma della giustizia in vigore dal 2023. Questo cambia il valore e i tempi, e va chiarito prima di trattare, non durante.

Dove entriamo in gioco noi

Lo abbiamo scritto all’inizio e lo ripetiamo qui, perché è la cosa che conta: compriamo l’immobile intero e non acquistiamo quote singole. Non è una scelta commerciale del momento, è come funziona il nostro lavoro: paghiamo il prezzo di una casa perché compriamo una casa.

Questo significa che se gli eredi si mettono d’accordo a vendere tutto, siamo una delle strade possibili. La valutazione e il sopralluogo sono gratuiti. Se l’immobile rientra nei nostri criteri di acquisto, l’offerta scritta arriva entro 48 ore dal sopralluogo. Compriamo nello stato in cui la casa si trova, anche quando è da ristrutturare, e lo sgombero è a nostro carico. Non ci sono provvigioni da pagare, perché non facciamo mediazione: compriamo noi.

Operiamo su Milano e sulle province di Monza e Brianza, Como, Varese, Pavia e Lodi: una casa fuori da quest’area non rientra in ciò che possiamo acquistare, ed è meglio saperlo prima della telefonata che scoprirlo dopo.

Se invece l’accordo tra gli eredi non c’è, la cosa più utile che possiamo dirti è quella che hai letto sopra: inizia parlando con gli altri eredi, fai valutare la casa intera e cerca assistenza da un professionista prima di firmare qualsiasi cosa.

Il quadro completo dei passaggi per vendere una casa ricevuta in eredità, dalla successione al rogito, è in questa guida.

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